Immagini demoniache di Dio

Karl Frielingsdorf. Ma Dio non è così.

 

            Il Dio che giudica e punisce.

 

            L'immagine demoniaca del "Dio che giudica e punisce" si lascia riscontrare, nelle sue molteplici forme espressive di un "super-Dio" che incute paura, in quasi tutte le immagini di Dio. E' il giudice minaccioso che lo psicoanalista T. Moser nel suo libro intitolato "Intossicazione di Dio" inquadra così: "Noi dobbiamo temere ed amare Dio - mi è stato inculcato - come se la prima cosa non rendesse quasi impossibile la seconda. E poiché la sua demenziale forma di esistenza - come uno che bisogna temere e amare - ha frattanto generato odio, ecco che si dovrebbe provare ancora più paura, essere ancora più umili, ancora più grati per la proroga, per non essere già stati annientati...Tu mi hai radicalmente defraudato della possibilità di sentirmi qualche volta in regola, riappacificato con me stesso, del tutto a mio agio...Così ero in balia del tuo furore...Tu alligni nelle cavità dell'impotenza e dell'incertezza sociale...Da giorni affiora in me, mentre scrivo, un odio profondo".

            E' questo i giudice angosciante che la Chiesa ha a lungo e unilateralmente proclamato in linea con il Grande Inquisitore del romanzo di Dostoevski: I fratelli Karamazov: il Dio che vuole condurre a salvezza tutti gli uomini con la paura e il tremore; è il giudice inesorabile, spietato nel punire ogni mancanza, incurante dei motivi e dei retroscena. Il severo tiranno non tollera obiezioni di sorta, non prova sentimenti di pietà o di misericordia. Il "peccatore" deve espiare ed essere punito perché l'ordine sia ristabilito.

            Nell'esercizio chiave il" Dio giudice" il più delle volte viene raffigurato - in corrispondenza con la posizione chiave - in positura eretta (alto sul suo seggio), con gesti di condanna, lo sguardo fiero e sdegnato, talvolta col piede sul condannato che giace al suolo, sprezzatore di uomini.

            A questo punto giova richiamare una distizione che B. Gromm, ricollegandosi a Piaget e a Godin, pone tra "animismo della pena" e "animismo della difesa".

            "Per animismo della pena si intende la tendenza ad attribuire ad eventi spiacevoli e alle realtà che li causano, l'intento e il compito di punire un individuo per qualche trasgressione commessa. 

            L'"animismo della difesa e della ricompensa" tende invece ad attribuire a eventi felici e alle realtà che li causano l'intento e il compito di proteggere un individuo e anche di premiarlo per la buona condotta.

            Una mentalità areligiosa ascrive il fatto di essere puniti o difesi a delle forze indistinte, eventualmente occulte, o a un "giusto destino", mentre una mentalità religiosa riferisce tutto a Dio. Quando si sviluppa un animismo religioso generale, Dio viene visto come il poliziotto del mondo, oppure mecenate dell'umanità e soccorritore in caso di bisogno. L'idea artefatta di un "agente" viene completata e prolungata nell'accettazione animistica i un "reggitore" altrettanto antropomorfico.

            Sovente questo demoniaco, sadico "Dio giudice" si nasconde dietro un'immagine apparentemente positiva di Dio, ma si manifesta in disturbi psicosomatici, paure sproporzionate, sensi di colpa, depressioni, ecc.

            Una deleteria conseguenza dell'animismo della pena è ritenere che Dio punisca l'individuo in quella parte del corpo che ha peccato.

            Un crescendo negativo dell'immagine del "Dio giudice" si ha quando lo si sperimenta come un Dio arbitrario, un despota che oltretutto è imprevedibile, condanna senza motivo come offre la sua clemenza. L'uomo, impotente, è alla sua mercé. Il più delle volte i genitori delle persone in questione avevano sentimenti contrastanti, distribuivano "carezze" positive o negative a seconda del loro umore. . In questa alternanza di vicinanza e di allontanamento, di desiderio e di rifiuto possono sorgere, per transfert, dubbi circa l'attendibilità e la fedeltà di Dio. Queste persone riescono a riferire a se stesse le promesse di Dio solo con molta difficoltà, perciò hanno bisogno di sicurezze rituali, con cui pensano di manipolare il Dio capriccioso. Alla fin fine, credono solo con riserva. Nonostante il modesto concetto che hanno di sé, si fa tuttavia strada in esse una certa autonomia in linea con il motto: "Aiutati che il ciel ti aiuta".

            Questo comportamento nasce quando le persone hanno sperimentato nella loro infanzia quanto sia doloroso, deludente e pericoloso dipendere dagli altri. Di conseguenza, hanno imparato a vivere in modo di non aver bisogno di nessuno: "Se mi adeguo e faccio quello che c'è da fare, allora non mi si può danneggiare, non mi si può punire". Trasposto su Dio, ciò significa: "Se io non mi macchio di colpe, se osservo i suoi comandamenti, Dio non potrà adirarsi con me, accusarmi e condannarmi. In una certa misura sono sicuro della mia vita, posso attendermi con tranquillità la giustificazione nel giudizio universale". Questa presunta sicurezza di sé è però tale solo "quando uno riesce a essere sicuro di questo Dio arbitrario".

            Questa immagine negativa di Dio porta all'autopunizioni e all'ascesi negativa.

            Un altro modo per sottrarsi al severo e pericoloso Dio giudice è quello di prenderne le distanze. Si pensa al "Vecchio Dio" dalla lunga barba, che non è il caso di prendere sul serio. Egli ha creato il mondo, ma non si cura né di esso né degli uomini.

            Un'altra variante del Dio che giudica e punisce è il Dio Padre severo e onnipotente, che dispone a piacimento dei suoi figli e di fronte al quale occorre recitare la parte della creatura obbediente.

 

            Il Dio della morte.

 

            E' un demone che non produce vita, ma morte e fino a quando non viene smascherato come "spirito cattivo"; è in grado di esercitare il suo influsso distruttivo, proprio perché è inconsciamente ritenuto uno "spirito buono", Dio della vita.

            Questa immagine demoniaca di Dio acquista la sua forma ed esercita il suo influsso in stretta connessione con la decisione dei genitori - in particolare della madre - riguardo alla morte e alla vita del figlio, e ciò fin dal concepimento.

            La psicologia prenatale conferma che esperienze essenziali e atteggiamenti fondamentali nei confronti della vita sono in atto già nel grembo materno e che nulla va perduto delle vicende positive e negative vissute in quel periodo.

 

            Il Dio contabile e legalista.

 

            E' un demone privo di sentimenti e senza cuore, un Dio robot che tiene conto di ogni sbaglio e di ogni errore che l'uomo commette in violazione della legge, e li registra per il rendiconto finale nel giorno del giudizio.

 

            Il Dio dell'efficienza, che esige efficienza.

 

            Proprio questa pretesa costituisce il lato demoniaco di un Dio in apparenza buono. Inducendo l'individuo a eccedere in un'attività in sé buona, questo Dio riesce ad ottenere l'autodistruzione e quindi la morte dell'uomo, il quale crede di vivere "nell'adempimento della volontà di Dio". Quando il Diavolo (l'ingannatore) non riesce a sedurre una persona per via diretta, la induce a fare il bene senza misura.

            E. Erikson richiama l'attenzione sul fatto che questa strategia di sopravvivenza, corrispondente al Dio dell'efficienza, s'instaura già nella prima infanzia, durante la fase dell'autonomia, secondo il principio del contraccambio (do ut des). Coloro ai quali fin dall'infanzia è stato inculcato questo modello di efficienza e di successo, pagano un caro prezzo per le attenzioni e i riconoscimenti barattati con i genitori: paura di vivere, scrupoli, perfezionismo, costrizioni varie. Sono tutte conseguenze frequenti di una pedagogia dell'efficienza.

            L'indipendenza e l'autonomia di una persona sono particolarmente in pericolo quando la madre rinfaccia al figlio le proprie attenzioni e il cosiddetto "amore" come un dovere compiuto, e pretende eterna gratitudine richiamandosi al quarto comandamento. Non sono pochi coloro che soffrono forti sensi di colpa per aver resistito a questa identificazione  "debito-gratitudine", per difendere il diritto della propria vita.

            Sorprende che in questa situazione si trovi un  numero relativamente alto dei primogeniti che hanno dovuto assumersi la responsabilità dei fratelli minori.

            Una variante spesso ricorrente del tema "efficienza e successo" è l'attivismo spirituale, assai diffuso negli ambienti religiosi e sovente scambiato per amore del prossimo. Tra le priorità spesso non compaiono come impegni più importanti, ad esempio il rapporto con Dio, i tempi di preghiera, di riposo, di silenzio, di meditazione e i sacramenti.

            Occorre avere un amore ordinato di sé, di cui fanno parte i tempi di silenzio e di calma, la percezione dei propri bisogni e desideri, un certo estro creativo. L'ostacolo più grande è la paura del vuoto interiore qualora vengano meno il lavoro e il rendimento.

 

Immagini salvifiche di Dio

 

 

            Il rischio maggiore di falsificare l'immagine del "Dio vero" della Bibbia lo si corre in primo luogo quando con criterio restrittivo e unilaterale, si scambia per il tutto un tassello del grandioso "mosaico di Dio". Una tale assolutizzazione del modello parziale non tiene conto della necessità che ogni singola immagine di Dio ha di venire interpretata e lasciata aperta. Inoltre, un'immagine unilaterale di Dio può assumere ben presto connotati demoniaci.

            Tuttavia, pur nella loro unilateralità, anche le immagini negative di Dio hanno un aspetto positivo: come ombre, esse riflettono le immagini positive del vero Dio.

 

            Immagini positive e salvifiche di Dio.

 

            1. Gesù. Gv 1,18; 14,8-11; Col 1,15-17; Eb 1,1-3.

 

            2. Il Dio che ha creato l'uomo a sua immagine e gli dona la vita in pienezza.

            La certezza che ho avuto da Dio non soltanto il mio essere, ma anche il "mio essere così", con tutte le possibilità e con tutti i limiti, apporta un contributo essenziale all'affermazione della propria vita. Questo incondizionato "sì" di Dio è il presupposto decisivo per quella fiducia di fondo che deve prendere il sopravvento su quella sfiducia radicale, stabilitasi nell'infanzia.

            Valorizzazione di essere stati generati da Dio da sempre in Gesù, con Gesù, per Gesù che è il fratello maggiore: non solo modello ma aiuto per essere e comportarci da figli di Dio: Ef 1,3-14; Mc 9,2-8.

 

            3. Il Dio-Pastore che accompagna e protegge le vita dell'uomo.

            Is 40,11; Sal 23 (22); Lc 15,4-7; Gv,10,1-18.

 

            4. Dio che si prende cura dell'uomo come Padre "materno".

            Lc 12,22-32; Lc 15,11-32.

 

            4 Il Dio che soffre con l'uomo, e attraverso la sofferenza e la morte gli dona la                     vita.

            Es 2,23-25; 2,7-12; Is 52,13-53,12.